Po(p)ster Propaganda

Fin dai tempi della famosissima Hanoi Hannah, la speaker radiofonica dalla vellutata e suadente voce che invitava i giovani marines americani a smettere di combattere ed a tronare a casa, fu chiaro ed evidente dell’importanza che il ruolo della propaganda ricopriva nella guerra in corso. Così come nelle trasmissioni radiofoniche giornaliere lanciate dalla capitale del nord, Hanoi, nelle quali le musiche di Bob Dylan e Joan Baez si alternavano alla lettura degli stralci di articoli giornalistici internazionali sulle proteste contro la guerra in corso nel mondo ed alla lettura dei nomi dei soldati americani che morivano ogni giorno, così si rendeva necessario continuare a veicolare messaggi propagandistici ad una nazione riunificata e popolata prevalentemente da contadini sparse nelle immense aree rurali del paese. Ed allora un viaggio, da Hanoi a Saigon (oggi Ho Chi Minh City), da nord a sud, attraversando un paese che sta subendo radicali ed inarrestabili mutamenti, fra centri urbani caotici ed inquinatissimi e campagne sterminate, costantemente accompagnati in ogni spostamento dagli enormi poster governativi disseminati ovunque, ovunque si posi lo sguardo ed ovunque si arrivi. L’inconfondibile tocco grafico, la consueta e celeberrima grafica socialista in salsa orientale , dal retrogusto che potremmo definire pop. I poster giganti disseminati ovunque, sulle arterie di collegamento, alle porte dei villaggi rurali, fino nelle vie ed agli incroci dei trafficatissimi centri urbani, sono stati in questi 40 anni successivi alla fine della guerra un indispensabile strumento di propaganda di un regime totalitario per veicolare rapidamente e facilmente messaggi all’interno di un paese che non aveva molti mezzi a disposizione per reperire informazioni e nel quale era molto elevato l’analfabetismo. Oggi tutto sta cambiando a velocità vertiginose, le nuove generazioni sono connesse al mondo attraverso gli smartphones e le moderne tecnologie, le condizioni medie di vita stanno (seppur con enormi problemi e fra immense contraddizioni) velocemente migliorando, viene da domandarsi quanto possa sopravvivere questo vecchio, ed a suo modo romantico, metodo propagandistico basato sulla grafica, sull’immagine disegnata e sugli slogan. Oggi Hanoi Hannah è una riservata ottantenne che non rilascia interviste e vive ritirata in precarie condizioni di salute, i manifesti socialisti vietnamiti sopravvivranno a lungo? [Queste fotografie sono parte di un piu ampio reportage sulla propaganda socialista vietnamita che comprende anche scatti sul turismo (interno ed internazionale) sui luoghi simbolo della guerra e sul nascente mercato del “souvenir politico di guerra”]

Po(p)ster Propaganda

The crucial role of propaganda in the ongoing war had been clear since when the famous radio speaker Hanoi Hannah, with her persuasive voice, invited American marines to stop fighting and going back home. And during daily radio programs broadcast from the Capital, Hanoi, where Bob Dylan and Joan Baez’s songs mixed with international news about the protest against war and the names of the dead American soldiers of the day, it was necessary to keep on spreading propaganda messages to a reunited nation mainly peopled by farmers scattered all over the huge rural areas of the country. No surprise, then, if while traveling from Hanoi to Saigon (today called Ho Chi Minh City), from North to South, across a country undergoing radical and overwhelming changes among polluted and chaotic urban centers and endless countryside, you are constantly accompanied by huge governmental posters, no matter where you are or you look at. And always you will find the unmistakable graphic signature, the usual and well known Eastern-flavored Socialist graphics design reveling an aftertaste that we could define “pop”. In the 40 years following the end of the war, the huge posters spread all over - along the main connecting roads, outside rural villages and in streets and jammed intersections in urban centers – have been an essential mean of propaganda for a totalitarian regime that needed to spread fast and easy messages in a country where there were not many other means to get information and where lot of people were still illiterate. today everything’s changing very rapidly, new generations are connected to the world through smartphones and modern technologies, the average living conditions are improving (though with enormous problems and contradictions) and you end up wondering how long this old, and somehow romantic, graphic mean of propaganda, with its drawn images and slogan, will survive. Today Haoni Hannah is a reserved eighty-year-old woman who doesn’t give interviews her and suffers from health problems; will Vietnamese posters survive for long? [These pictures are part of a wider reportage on Vietnamese socialist propaganda including pictures on (domestic and international) tourism focusing on war symbolic places and on the rising market of “political” war souvenir].